La realtà virtuale rappresenta un’importante rivoluzione tecnologia per il fatto che, non soltanto segnerà una svolta per quanto riguarda il campo videoludico, ma potrà essere utilizzata nei settori più disparati, da quelli di puro intrattenimento a quelli di natura medico-scientifica.

Analizziamo qui cinque delle possibili innovazioni che la VR porterà in campo medico:

Sindrome dell’arto fantasma

La sindrome dell’arto fantasma è piuttosto comune nei pazienti che, in seguito a gravi lesioni, hanno subito l’amputazione di uno o più arti. Sostanzialmente quello che avviene è che il paziente continua a percepire la presenza dell’arto che non possiede più, avvertendo anche le sensazioni di dolore correlate.

Una delle terapie tradizionale prevede l’utilizzo di un sistema a specchi che, ingannando il cervello, dà l’illusione di possedere un arto sano al posto di quello fantasma.

Attraverso la realtà virtuale invece è possibile riprodurre lo stesso funzionamento degli specchi ma creando un’illusione più forte e con più gradi di libertà. Muovendo un arto virtuale con lo scopo di portare a termine determinati compiti, il paziente impara a controllare e gestire l’arto mancante.

Surgical training

Il 14 Aprile al Royal London Hospital il Dr. Shafi Ahmed chirurgo e cofondatore della compagnia ‘Medical Realities’ ha eseguito il primo intervento chirurgico trasmesso in streaming e fruibile in realtà virtuale su un paziente con un tumore al colon.

Questo tipo di esperienza apre una svolta incredibile in ambito medico, grazie al VR sarà ora possibile entrare nei panni del chirurgo, gli studenti non dovranno più limitarsi a studiare dai manuali o a osservare da lontano il lavoro dei loro professori. Indossando un visore infatti saranno ora in grado di vedere il tutto in prima persona, dal punto di vista del medico che sta conducendo l’operazione.

Potranno vedere ogni dettaglio da vicino, ma anche spostarsi per cambiare prospettiva.
La volontà è quella di non fermarsi qui, ma di migliorare ancora di più l’esperienza introducendo l’utilizzo di guanti speciali che potranno restituire un feedback tattile oltre a quello visivo, rendendo l’esperienza ancora più ‘reale’.

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Riabilitazione post ictus

Le persone che sopravvivono ad un ictus manifestano spesso problemi nell’organizzazione del movimento, diminuzione dei tempi di risposta e del controllo motorio, per questo motivo in quasi tutti i casi è necessario ricorrere alla riabilitazione in modo da ridurre il dolore e recuperare il più possibile le abilità.

Un nuovo approccio prevede di affiancare alle normali tecniche di riabilitazione la realtà virtuale, quest’ultimo infatti andando a stimolare il cervello e il sistema motorio si sta dimostrando terapeuticamente efficace.
Attraverso esperienze di realtà virtuale i pazienti sono in grado di eseguire virtualmente movimenti che nella realtà causerebbero sforzo e dolore fisico, in questo modo si riesce a stimolare il cervello e a migliorarne la funzionalità.

L’utilizzo di un visore in questo tipo di trattamenti è ancora in fase di sviluppo, ma si ritiene che, affiancato ai trattamenti tradizionali, potrà portare a buoni risultati. In aggiunta l’esperienza della realtà virtuale suscita interesse e curiosità, spingendo il paziente a non abbandonare la terapia ma anzi, ad essere più motivato nel portarla a termine.

Sensibilizzazione e informazione sull’autismo

Un’associazione inglese, la National Autistic Society, che si occupa di dare sostegno alle famiglie e alle persone affette da autismo, ma anche di raccogliere fondi e sensibilizzare circa l’argomento, sta intraprendendo una campagna proprio utilizzando esperienze di realtà virtuale.

Ha creato infatti un video, dal titolo “Can you make it to the end?”, che ci mostra come si sente un bambino affetto da autismo all’interno di un centro commerciale. Il video ci presenta la realtà circostante come potrebbe vederla lui stesso, tra rumori assordanti, luci e colori fastidiosi, vivremo le ansie e le paure di un bambino autistico.

Indossando un visore saremo quindi in grado di immedesimarci completamente e a comprendere davvero quelle che sono le sue sensazioni.

Questa idea è innovativa e sorprendente per quanto riguarda l’informazione e la sensibilizzazione circa il mondo dell’autismo che il più delle volte risulta essere una realtà poco chiara e di difficile comprensione, ma può essere applicata anche ad altri tipi di disturbi.

PTSD (Post-traumatic stress disorder)

La realtà virtuale trova possibili applicazioni terapeutiche anche per superare lo stress post traumatico, il paziente infatti può affrontare i propri traumi rivivendo virtualmente la situazione che li ha originati. Il tutto avviene, chiaramente, sotto l’attenta sorveglianza di un terapista che guida il paziente durante l’esperienza.

Un esempio particolare di PTSD è quello di cui sono affetti i soldati una volta tornati a casa a fine della guerra, si stima che il 28% di coloro che hanno combattuto in Iraq siano tornati con un disturbo di questo tipo.

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Il californiano USC Institute for Creative Technologies, sotto la guida di Rizzo, sviluppò nel 2014 ‘Bravemind’ un programma che offre una terapia per questo tipo di pazienti.
L’esperienza viene resa ancora più concreta aggiungendo oltre allo stimolo visivo anche degli effetti olfattivi, riproducendo gli odori tipici dell’ambiente bellico, tra cui quello di diesel e di gomma bruciata e il paziente viene fatto sedere su di una sedia vibrante, in questo modo l’esperienza è ancora più verosimile.

Questo tipo di terapia richiede 10 sessioni e viene somministrata in oltre 60 sedi, tra cui gli ospedali per i veterani. Dalle testimonianze di pazienti questa terapia appare essere molto più apprezzata ed efficace rispetto al tradizionale trattamento psicoterapeutico.

La ricerca in questo campo non si è fermata e Rizzo sta cercando di sviluppare nuove ambientazioni sempre più realistiche, in modo tale da rendere l’esperienza sempre più immersiva.