Fated: the Silent Oath è un gioco action-adventure in prima persona. Sviluppato dalla casa canadese Frima Studio per Oculus Rift, è disponibile sul sito della Oculus a 9,99 €. Esiste anche per HTC Vive, su Steam, allo stesso prezzo.

I requisiti minimi di sistema sono un processore i5-4590 o superiore, 8 GB di RAM, 6 GB di spazio sul disco e almeno una scheda GPU GTX 970 o AMD 290. Il gioco è disponibile solamente in inglese.

Interpreteremo un vichingo senza voce

La storia di Fated: the Silent Oath è ambientata nel periodo dei vichinghi: tu, l’eroe, sei stato ferito mortalmente e stai per bussare alle porte del Valhalla, quando incontri una donna che ti propone di ritornare dalla tua famiglia in cambio della tua voce. L’inizio ha uno spunto geniale, in quanto riesce a creare l’ambientazione migliore per tutto il concept del gioco: non potendo parlare, puoi dialogare con gli altri personaggi solo facendo cenni con la testa. L’idea è certamente originale: mai in un gioco finora si è potuto interagire con altri personaggi in questo modo, senza usare tastiere o pad. Una volta tornato alla vita, ti risvegli nel retro di un carro, verso ciò che resta del tuo villaggio.

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Il gioco prosegue in uno stile più tradizionale di esplorazione: non c’è una vera e propria azione, ma bisogna risolvere alcuni semplici puzzle, tipo disporre certe rune in una determinata sequenza e simili.

La caratterizzazione dei personaggi è alterna, quando interagisci con gli NPC l’esperienza è certamente immersiva, anche se non priva di alcune incongruenze. Le varie domande e risposte dei dialoghi non sembrano produrre delle conseguenze concrete nello sviluppo della storia, il che è un vero peccato.

Storia intrigante ma troppo breve

Fated: the Silent Oath alterna momenti d’azione, come cacciare un cervo o guidare un carro – probabilmente il momento più emozionante del gioco – ad altri di storytelling, con interazioni e dialoghi. Il gioco si sviluppa in modo molto lineare, i puzzle si risolvono abbastanza semplicemente ed è praticamente impossibile morire nel gioco. Il problema più grosso di Fated è certamente la sua durata: a volerla prendere per le lunghe si può terminare in meno di due ore. In pratica, il gioco finisce quando pensi di aver completato il primo capitolo, lasciando un grosso disappunto, oltre a mancare di una vera e propria conclusione.

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Personaggi ben caratterizzati

Altro punto negativo è il sonoro: le voci sembrano piatte e mancano di carattere, una grande pecca per un gioco in cui la narrativa è al centro dell’attenzione. Per un titolo del genere mi aspetterei un po’ più di coinvolgimento nei dialoghi, quando invece nella maggior parte delle volte mancano di enfasi.

Parlare con la testa è divertente

Per giocare a Fated bisogna avere il supporto di un gamepad: lo stick di sinistra permette di potersi muovere nel gioco, mentre quello di destra invece muove il corpo indipendentemente dalla visuale, controllata dall’headset. I pulsanti a sinistra e destra consentono di scegliere il movimento delle braccia per fare cose come puntare un arco, mantenere una torcia, oppure condurre il carro in un certo momento del gioco.

I comandi sono abbastanza intuitivi, in effetti più che controllare un personaggio sembra di essere nei suoi panni, facendo intravedere il potenziale che questo titolo avrebbe se non fosse stato rilasciato in maniera così frettolosa.

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Andiamo a caccia

Passa qualche ora in compagnia dei vichinghi

Gli sviluppatori della Frima sono riusciti a costruire una buona animazione complessiva degli altri personaggi, i movimenti e le espressioni facciali rendono bene l’idea dei dialoghi, per quanto ci siano diversi difetti non risolti.

Dopo un dialogo e prima di aver fatto dei progressi nel risolvere indovinelli ad esempio, un personaggio si allontana e diventa completamente immobile, per poi tornare magicamente alla vita dopo averlo risolto. Devo dire che in VR il risultato porta a qualche perplessità. Si poteva fare molto meglio, ma probabilmente avrebbe richiesto tempi di sviluppo decisamente maggiori.

A parte queste gravi lacune, la grafica è piacevole: i personaggi in stile cartoon sono gradevoli, e anche le ambientazioni fanno il loro dovere, mostrando ogni tanto scorci interessanti e coinvolgenti.

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Riscaldiamoci affianco al fuoco

CONCLUSIONI

Fated: the Silent Oath è un gioco che poteva essere interessante: la sua idea di base lo rende certamente immersivo, dimostrando alcune delle numerose potenzialità della realtà virtuale. Le buone intenzioni però non bastano.

Fra i vari peccati di Fated: the Silent Oath, il più grosso è di aver voluto rilasciare il titolo a tutti i costi in contemporanea all’uscita dell’Oculus, condizionando pesantemente il suo sviluppo e dando l’impressione di essere stato interrotto arbitrariamente. Purtroppo è un problema condiviso con diversi altri titoli della prima ondata di giochi VR: idee interessanti sviluppate però in fretta e furia.

Gli altri problemi riscontrati nel gioco sembrano tutti essere conseguenti a questa fretta. Peccato, perché Fated: the Silent Oath era sulla buona strada per diventare un gioco interessante. Lanciato sul mercato a 20 €, con il tempo ha visto il suo prezzo ridotto della metà, probabilmente a causa delle proteste da parte della comunità per la sua durata complessiva, davvero breve.

La nostra valutazione
L'idea di comunicare con la testa è genialeAmbiente di gioco caratteristico
L'audio e i dialoghi non rovinano l'esperienzaIl titolo è davvero troppo breve
6Punteggio Totale
Trama e ambientazione6.5
Gameplay5.5
Controlli6
Grafica6
Immersività6