Il Playstation VR di prossima uscita potrebbe rappresentare una pietra miliare per il successo o la morte della recente ondata di prodotti basati sulla realtà virtuale. Se dovesse risultare un fallimento è certamente possibile che l’espansione della realtà virtuale subirebbe una brusca frenata, forse per anni e anni a venire.

I precedenti insuccessi della realtà virtuale

Gli headset per realtà virtuale esistono fin dagli anni novanta, anche restando in casa Sony vi basti pensare al Glasstron, di cui il Playstation VR è una sorta di successore spirituale. Si parla del lontano 1997, e Sony rilascia questo simpatico paio di occhiali da saldatore. Già all’epoca il movimento della testa dava evidenti sensazioni di motion-sickness ma il solito hype fece sì che a molta gente non fregasse granché di apparire stupida con quello scafandro sulla faccia, “ehi proprio come con i moderni visori, semplicemente perché la tecnologia era così fica e innovativa”.

Glasstron

Il Playstation VR ricorda ancor di più una sorta di Glasstron 2.0 quando si viene a sapere che quest’ultimo presentava una modalità cinema per la visione di film, proprio come il neonato visore di casa Sony, con la possibilità di guardare in uno schermo di 1,3 metri a 2 metri di distanza, contro i 5 metri del Playstation VR.

Se volevate giocarci vi toccava pagare il prezzo da riscatto di 2.100.000 lire (1085 €, già). Ovviamente, la concorrenza era pure allora accanita, vi basti pensare al visore Scuba della Philips: pesante mezzo chilo e incredibilmente ingombrante è incredibilmente ancora in vendita (no, non compratelo).

E ce ne sono molti altri ancora, come il Virtual Boy della Nintendo che sul vocabolario compare alla voce “fallimento”, anch’esso finito nel dimenticatoio come il resto dei dispositivi che ancora non disponevano di una tecnologia sufficiente per riprodurre una realtà virtuale senza giramenti di testa.

In effetti, la stragrande maggioranza di quanto ci viene proposto oggi ha decisamente il sapore di già visto quasi vent’anni fa.

  • Ikea che ti permette di visionare i locali in realtà virtuale prima di comprarli? Già fatto dai giapponesi a fine anni novanta.
  • Utilizzo medico della VR? Già fatto. Beh, ci hanno provato, ora a rivedere quelle immagini sembra di guardare Surgeon Simulator.

Cosa sta alla base del fallimento?

Vi ricordate dell’epoca del Kinect? Microsoft ne ha venduti 24 milioni. Di questi la maggior parte raccoglie la polvere in qualche soffitta. Il perchè è presto detto: poco o niente da giocare. Al lancio l’Xbox aveva solo un’esclusiva, “Fighter Within”, titolo pessimo, ed una app di fitness; tra l’altro gli unici due giochi che richiedono il Kinect sono Zumba World Fitness e Kinect Sports Rivals. Zumba! non so se mi spiego.

il-fallimento-del-Kinect

Per non parlare poi della caterva di titoli orridi come Star Wars Kinect e Dragonball Z Kinect che, al di là di un gameplay tutt’altro che entusiasmante, avevano dei controlli talmente scarsi da renderli praticamente ingiocabili.

A questo punto dovreste aver notato un sottile filo rosso che sembra unire tutti questi fallimenti videoludici: la scarsità di titoli e l’ottimizzazione pessima per questo nuovo dispositivo.

Credo davvero che ciò che ha fatto la differenza in tutti questi fallimenti siano i titoli, il software, piuttosto che l’hardware. Saranno proprio i videogiochi a decretare il successo o meno del nuovo Playstation VR.

Battlezone-Playstation-VR

A che punto siamo arrivati con la realtà virtuale

Oculus Rift e l’HTC Vive di casa Steam sono già usciti da tempo. Il Vive ha venduto svariate decine di migliaia di dispositivi, quelli dell’Oculus raggiungono addirittura le centinaia di migliaia, ma le vendite del Playstation VR potrebbero contarsi nell’ordine dei milioni.

Infatti, si stima che i possessori di PS4 siano intorno ai 36-45 milioni, e vi facciamo notare che il visore di casa Sony costa in media 500 euro meno della concorrenza, mica bruscolini. Ma anche se dovesse vendere bene, il problema è: alla gente piacerà il VR? Perché se gli acquirenti dovessero odiarlo, vuoi per problemi legati all’hardware oppure per scarsità di titoli decenti da giocare c’è il rischio serio che milioni di persone perdano interesse nella realtà virtuale in genere proprio come successe in passato.

Conclusioni
Resident Evil 7 sarà il titolone di punta della Sony per il VR eppure all’E3 molta gente ha riportato nausea, in quanto a 60 fps (il minimo richiesto da Sony agli sviluppatori) l’esperienza è decisamente più sgradevole che non ai 90 fps richiesti dal Vive, per esempio.

Non aiuta di certo il fatto che più che un Resident Evil sembrasse un clone tripla A di Slenderman. Vale a dire che l’interazione con il mondo virtuale è ridotta all’osso, proprio come altri titoli fra i quali Final Fantasy e Batman, presentati anch’essi al E3 e descritti come “esperienze”, piuttosto che giochi.

Speriamo quindi che le software house siano in grado di sviluppare qualcosa di concreto per la realtà virtuale, dato l’enorme potenziale tecnologico che hanno sotto mano e non si trasformi in un altro fuoco di paglia come il tanto odiato Kinect.