Nel corso di un assolato fine settimana d’agosto a Melbourne, in Australia, 50 scienziati, narratori e sviluppatori hanno esplorato come la realtà virtuale può contribuire a riavvicinare le persone all’ambiente, sensibilizzandole verso un futuro più verde. Scopriamo assieme che cosa è successo durante questi giorni di intensa programmazione e sviluppo.

Primo Giorno

C’è un colore per ogni maglietta: verde per gli scienziati, giallo per i narratori e rosso per gli sviluppatori. È una delle prime decisioni prese dagli organizzatori dovuto prendere durante questa hackaton messa in piedi da Future Earth Media Lab e dalla James Cook University, come parte di una serie internazionale di incontri per la sostenibilità chiamata Anthronaut Experience.

La prossima scelta è relativa al cibo, che prevalentemente è locale, vegetariano e molto saporito. Girando per i vari tavoli dove i partecipanti lavorano intensamente le esperienze e le idee in merito ai possibili utilizzi della realtà virtuale per l’ambiente sono tra i più svariati.

Si può incontrare una balena, nuotare con uno scienziato marino o vivere l’esperienza di un bambino rifugiato siriano. Ogni progetto è una storia complessa pensata e sviluppata per avvicinarci ai problemi del mondo.

Michelle Kovacevic, una tutor presente all’hackathon, ci ricorda che la popolazione umana è di 7,4 miliardi. Oltre il 50 % di quegli esseri umani vive in città e sta avendo un impatto senza precedenti sulla flora e la fauna del pianeta terra, le conseguenze delle nostre azioni hanno effetti estremamente negativi nei cambiamenti climatici e nella scarsità di risorse e tutti ce ne stiamo rendendo conto.

Kovacevic però sottolinea anche l’enorme potenziale della realtà virtuale dimostrato a pieno in questo evento. Nove gruppi hanno accettato la sfida di sostenibilità urbana e altrettanti progetti sono stati sviluppati e presentati durante la manifestazione con l’unica regola è che ogni squadra deve avere almeno un ricercatore, un narratore ed uno sviluppatore: inizia la sfida!

Secondo giorno

Si comincia con una presentazione di Cody Karutz del Virtual Human Interaction Lab: si tratta di una breve introduzione al lavoro del laboratorio.

Cinque squadre si mettono all’opera e l’esercizio di basa su una creazione veloce per fare in modo che possano mettere quante più idee possibile sulla carta e a praticare nell’arco di due giorni l’idea migliore.

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Terzo giorno

I lavori continuano alle prese con lavagne, portatili e computer. Le squadre hai continuato a lavorare durante tutto il terzo giorno, le idee vengono testate, perfezionate e modificate. Ogni squadra ha una demo pronta a lanciare.

Nelle ultime fasi della hackathon vengono assegnati dei certificati e dei premi come “migliore narrativa” e “migliore esperienza interattiva”.

  • Le cinque squadre hanno presentato i loro progetti, partendo con il Team “Longsight”. Questa squadra ha accettato la sfida lanciata dalla città di Melbourne per aiutare le persone a migliorare il loro rapporto con il verde urbano.
  • Il secondo è il team “Roy”, che ha creato un progetto per aiutare le persone a capire meglio come la rivegetazione della Barriera Corallina sia fattibile per ripristinare terreni agricoli erosi.
  • Il Team “Beef to Reef” affronta la sfida del deflusso dei sedimenti nella scogliera, ma da una diversa angolazione.
  • Il Team “Tropic Thunder” ci ricorda l’impatto dell’uomo sul cambiamento climatico, che porta a cicloni, ondate di caldo e zanzare. Hanno sviluppato un ambiente simulato che mette le persone nel bel mezzo di un ciclone tropicale e le aiuta a prepararsi per sopravvivere.
  • Infine il Team “Green Minds” studia un approccio per migliorare il benessere umano.