Le potenzialità legate all’uso della realtà virtuale stanno raggiungendo dimensioni davvero enormi. L’ultima dimostrazione arriva da un progetto che consente a chi è affetto da paralisi parziale di muovere persino le proprie gambe tramite il semplice uso di un visore.

Tutto è iniziato lo scorso 12 giugno 2014, giorno in cui si sono aperti i Campionati Mondiali di calcio in Brasile. In quella occasione, un giovane paraplegico è riuscito a dare il calcio d’inizio alla competizione con l’ausilio di un miracoloso esoscheletro robotico, tenuto sotto controllo dal suo cervello. Il Walk Again Project, cioè il team che si è occupato della realizzazione di tale impresa, non si è ovviamente fermato.

Ha consentito a ben otto paraplegici parziali di riacquistare il controllo volontario delle parti del corpo che sembravano ormai fuori uso. Una donna di 32 anni era persino in grado di muovere le gambe in piena autonomia, nonostante fosse paralizzata da ben 13 anni. Un risultato davvero straordinario che sorprende anche il neuro-ingegnere dottor Miguel Nicolelis, che ha realizzato uno studio su questi autentici miracoli delle nuove tecnologie.

“Fino ad oggi – afferma Nicolelis – non avevamo riscontrato alcun recupero di queste funzioni in alcun paziente in seguito a diversi anni di paralisi completa”

In pratica, si tratta di un sistema di riabilitazione High-Tech che si avvale degli impulsi che il nostro cervello cerca di inviare agli arti paralizzati. La squadra di scienziati aveva sperimentato questo test sulle scimmie, consentendo alle stesse di controllare arti robotici. Sono stati impiantati vari elettrodi nel cervello degli animali, in grado di catturare l’attività cerebrale dei loro neuroni.

I piccoli chip sono stati installati per gestire le capacità neuronali dei soggetti e le loro tecniche per captare ogni tipo di segnale.

La prova riguardante la realtà virtuale si è aperta con l’utilizzo da parte dei pazienti di Oculus Rift. Sono stati catapultati in un campo di calcio per controllare un giocatore nei suoi movimenti. Hanno ricevuto l’istruzione di immaginare i movimenti del calciatore e di provare ad emularli col pensiero.

Inoltre, i paraplegici indossavano una camicia tattile che ricopriva le loro gambe, che vibrava ogni qualvolta che il loro avatar virtuale toccava terra. In pratica, i pazienti hanno iniziato a percepire la sensazione di camminare da soli, senza alcun aiuto proveniente dall’esterno. Nel giro di soli 12 mesi, tante persone hanno avuto la possibilità di camminare con l’ausilio di vari esoscheletri robotici, proprio grazie a questo semplice esercizio con la realtà virtuale che ha permesso al sistema nervoso di molti pazienti di riattivarsi dalla paralisi.

Nicolelis ha aggiunto che questa moderna tecnica non solo aiuta la riabilitazione degli arti ma:

“riduce la dipendenza dei pazienti dai lassativi e dai cateteri, con un rischio di infezioni piuttosto gravi quasi del tutto scongiurato”

I loro cervelli hanno iniziato a distendersi e a ritrovare la loro capacità di controllo. Tutto ciò perché i neuroni non sono in realtà danneggiati, ma soltanto addormentati a causa della forzata immobilità di chi è affetto da una paralisi anche parziale.

Ovviamente, queste tesi vanno ulteriormente analizzate. Il Walk Again Project già guarda al futuro. Il prossimo obiettivo riguarda l’iniezione di cellule staminali nel cervello per riaccendere i nervi e consentire un recupero completo ai paraplegici.