Nell’autunno del 2015 usciva al cinema The Martian, pellicola diretta da Ridley Scott con al centro le vicende di Mark Watney (Matt Damon), un astronauta che erroneamente creduto morto dai colleghi, si ritrova abbandonato su Marte. Ispirato al romanzo “L’uomo di Marte” di Andy Weir, il film narra quindi le peripezie di Mark sul pianeta rosso, alternando momenti di ilarità cinematografica, tutta americana, a fasi nelle quali il protagonista vive con intensità l’impresa, quella umana prima ancora che quella dettata dalla assurda situazione nella quale si trova, della sopravvivenza su un pianeta inospitale e piuttosto lontano dai confort domestici.

Insomma, The Martian raccoglie in sé molto di quanto potremmo trovarci ad affrontare nel consumo di un qualsiasi titolo videoludico survival. Lungi da me l’accostamento a No Man’s Sky (che peraltro mi varrebbe una porzione gratuita di insulti e lo sconcerto di Ridley), il film del quale vi sto parlando sembra nato apposta per varcare agevolmente una diversa porta del filone dell’intrattenimento. Non sto parlando dell’universo dei videogiochi, o quanto meno in senso stretto, ma di quello della realtà virtuale.

Da giusto qualche giorno infatti, su Steam e sul PlayStation Store, è disponibile The Martian VR, la trasposizione per visori virtuali della scampagnata stellare dell’omonimo Mark, mite coltivatore di patate spaziali e per certo distante dall’idiozia esagerata del Matt Damon di Interstellar (capolavoro assoluto che ne condivide grosso modo l’ambientazione, ma non le patate).

Il walkthrough interattivo in realtà virtuale (acquistabile per una ventina di euro circa) è stato realizzato dal Fox Innovation Lab (una divisione dei 20th Century Fox studios), con la produzione dello stesso Ridley Scott e la direzione di Robert Stromberg, altro pezzo da novanta se si parla di effetti speciali ad Hollywood.

Nelle parole dei pochi che già ci hanno potuto allungare le mani sopra, The Martian VR promette di essere godibile, particolarmente immersivo e soprattutto di spalancare una finestra davvero interessante sul cross-marketing nel mondo delle produzioni cinematografiche.

Da svergognati amanti della pellicola di Scott, vi promettiamo di provarlo. Magari penetrando qualche buco nero alla ricerca del senso di No Man’s Sky.. ah no, quello era Interstellar.