Le credenze stupide che si sono sviluppate nel corso degli anni, in base alle diverse epoche, sono tante. Si credeva ad esempio che il sellino della bicicletta rendesse le donne lesbiche. Naturalmente è una stupidaggine, ma è solo un esempio dei danni che può causare la tecnofobia, cioè la paura verso qualsiasi dispositivo tecnologico innovativo.

Il dottor Law, autore di “Ethical Porn for Dicks, A Man’s Guide to Responsible Viewing Pleasure”, sostiene che molte persone temono che i vibratori possano far perdere alle donne l’interesse verso gli uomini. In Utah si crede addirittura che il porno rappresenti la pietra tombale dei matrimoni.

Il collegamento tra Pornografia e tecnologia

Il business della pornografia è un’anomalia. Da un lato, pur essendo un mercato tabù, genera miliardi di dollari. Dall’altro, forse anche più di altri settori, si è dimostrato estremamente ricettivo e adattabile al progresso tecnologico.

Negli anni ’80 c’erano le fotografie di donne nude nascoste sotto al letto, per poi passare alle riviste, alle videocassette fino alla fruizione di siti internet per adulti: l’industria del porno ha saputo adattarsi alle nuove tecnologie innovando di anno in anno le proprie piattaforme.

Multinazionali del calibro di Samsung ed Apple si sono avvicinate a questo universo, collaborando con siti per adulti come Pornhub per fornire contenuti pornografici di realtà virtuale e realtà aumentata. E naturalmente i tecnofobi temono che questa rivoluzione possa comportare nuovi problemi

Porno e strumentalizzazione delle donne

La dottoressa Debbie Ging, esperta di sessualità nei nuovi media, sostiene che l’intimità non è minata dal porno, quanto da una vita sempre più stressante che prevede turni di lavoro massacranti, poco tempo per se stessi e la necessità di fare molti sacrifici e rinunce personali. Sono queste problematiche che spingono le persone a cercare forme alternative di intimità, come il porno.

In realtà secondo la Ging il nocciolo del problema non è tanto il porno di per sé, che non fa altro che mostrare persone fare sesso, quanto il modo in cui il porno dipinge le donne come strumenti di piacere, oggetti sottomessi ad uso e consumo del maschio, che nella sua eterosessualità è visto come il sesso dominante.

Il discorso della Ging si sofferma sulla manifestazione più estrema delle dinamiche di potere che caratterizzano il porno eterosessuale e l’eccessiva sessualizzazione delle donne online.

Che cosa sta diventando la società

Marty Klein, autore di “His Porn, Her Pain: Confronting America’s PornPanic With Honest Talk About Sex”, pone l’accento su un altro potenziale problema: la pornografia virtuale sta diventando la principale, e forse l’unica, insegnate di educazione sessuale per i giovani.

E’ la società che gira ad un ritmo impazzito che, volente o nolente, genera nuove tecnologie per trovare scorciatoie laddove invece dovrebbe essere percorsa una strada diversa. Anche secondo Klein quindi la paura della realtà virtuale è semplicemente tecnofobia.

Resta il fatto che la crescita commerciale del porno è evidenziata da un fatturato, dai giochi ai siti, semplicemente stellare. Pornhub è il 65esimo sito più visitato su internet con 60 milioni di visitatori al giorno, ed entro il 2025 il porno sarà il terzo più grande settore della realtà virtuale, dopo i videogiochi ed i contenuti correlati, con buona pace dei tecnofobi.