Sono sulla cima dell’Everest, la vetta più alta del pianeta. Pianto la mia bandiera in mezzo al ghiaccio e alla neve, assisto ad una scena unica che si staglia davanti ai miei occhi, uno spettacolo che poche persone in tutta la storia hanno avuto il privilegio di ammirare. Il sole tramonta lentamente sopra l’Himalaya e sento un immenso senso di pace e di tranquillità. Ora posso levarmi il visore e ritornare nel mondo reale.

Nel frattempo a 5.000 miglia di distanza la mia collega di squadra Louise sta vivendo un’esperienza molto diversa, mentre guarda la demo di un film porno della realtà virtuale di Naughty America. A poche centinaia di metri da lei, James Jarvis sta sorvolando come un uccello sopra Parigi con una demo di Eagle Flight di Ubisoft, e Leon sta urlando come un adolescente mentre si addentra nelle prime fasi di gioco di Resident Evil 7.

Le nostre esperienze non potrebbero essere più diverse, ma questo è il motivo per cui la realtà virtuale è arrivata laddove altre tecnologie hanno fallito. La realtà virtuale infatti non è ristretta in un unico ambito, ma ormai si sta sviluppando in tantissimi settori della tecnologia, dai videogiochi fino all’intrattenimento per adulti, ed i suoi confini continuano ad espandersi ulteriormente.

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Un’applicazione che permette di scalare l’Everest

Reynir Hardarson, direttore creativo dell’esperienza virtuale dell’Everest VR di Solfar Studio, rivela alcuni retroscena dietro le quinte della produzione:

“Quando abbiamo iniziato a realizzare la demo Everest molte persone dicevano che eravamo pazzi, ma il nostro lavoro è stato molto accurato e approfondito. Abbiamo capito che l’esperienza individuale nello spazio 3D è positiva per i primi 5 minuti, poi comincia a degenerare provocando anche sensi di nausea e malori. Perciò abbiamo diviso la demo Everest in più blocchi, offrendo diversi tipi di attività. Abbiamo apportato alcune innovazioni, come rendere l’esperienza con l’headset sia più meglio integrato, in modo che la realtà virtuale sia più gradevole e sopportabile per il cervello”

Il livello di realismo è impressionante

Ritorniamo sull’Everest. Mentre gioco sento un senso di vertigine, le mani mi sudano e ho paura di cadere. Hardarson spiega il motivo:

“Il panico durante l’esperienza è reale e mette a dura prova il nostro coraggio, con un livello di realismo mai raggiunto prima. La demo è stata realizzata con gli stessi strumenti utilizzati per creare il film Everest, quindi è estremamente realistica. Nel film la ricreazione della montagna è in bassa risoluzione, così abbiamo deciso di riprendere la stessa idea ma rifare il tutto in alta risoluzione, perché è quello che serve per la realtà virtuale. In teoria non si può ricreare l’Everest in ogni minimo dettaglio. Tuttavia con i progressi della tecnologia, come l’utilizzo di droni, si può riprodurre nella maniera più fedele possibile l’Everest con foto scattate dall’alto ed interagire con le meraviglie naturali, gli stessi ambienti e le stesse atmosfere anche nei videogiochi”

Viaggiare per il mondo restando comodi

Shuhei Yoshida, responsabile di PlayStation VR, guarda al futuro:

“Mi piace molto viaggiare. L’età avanza, ho 51 anni ed il mio corpo sta invecchiando. Quindi voglio un sistema di realtà virtuale che mi permetta di viaggiare in giro per il mondo, anche se non fisicamente”

Yoshida è entusiasta di tutte le opportunità fornite dalla realtà virtuale, sia che si tratti di conquistare la vetta più alta della terra, sia che si tratti di partecipare virtualmente ad un film erotico. La scelta spetta unicamente a voi: è questa la grande bellezza della realtà virtuale.